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La lettera a tutti di P. Vitangelo per San Giuseppe e la festa del pa

A tutta la comunità del Gonzaga-ISP

Carissimi,

oggi è la festa San Giuseppe, la festa del papà! Il pensiero va ai nostri padri, ai nostri nonni, ai nostri affetti…. Una rete di relazioni così messe alla prova in questi giorni eppure, anche riscoperta con gratitudine e una speciale tenerezza.

Vorrei fare gli auguri a tutti i padri e a tutta quella paternità che questi giorni stiamo riscoprendo, compresa quella di eroici medici e infermieri; riferendoci in maniera speciale all’“uomo giusto” Giuseppe. Quanta verità c’è in quella parola “uomo giusto” che descrive un padre: l’accoglienza e la fermezza, la tenerezza e la forza, il coraggio e l’affidamento, il silenzio e la parola opportuna che aiuta a crescere.

Mi perdonerete se quest’oggi faccio gli auguri anche a me: una volta, e a Palermo in parte anche oggi, si chiamava il responsabile della scuola “Padre Rettore” (oggi sarebbe un po’ strano dire “Padre Direttore Generale”).

Vi confido che quando ero ragazzo e pensavo alla vita religiosa pensavo che mi sarebbero mancati in particolare i “figli”; facevo esperienze di volontariato in diversi contesti e vedevo tanti bambini e il pensiero correva alla paternità e a quanto mi sarebbe mancata. “Certo – mi dicevo – si tratta di una paternità spirituale”, ma nella mia mente di ragazzo dicevo “non è la stessa cosa”!

Poi…. Il Signore è un grande Padre ed in tutti questi anni mi ha fatto tanti regali: ma il più bello di tutti è proprio quello di avermi dato tanti figli e molte volte in un senso molto umano e reale: bambini e ragazzi che nella vita pur avendo diritto a crescere sotto lo sguardo di un padre e di una madre non li hanno avuti o le cui situazioni di contesto sono di così grande miseria e povertà educativa che la lotta alla sopravvivenza vince anche gli affetti più profondi e veri…. Ma anche tanti bambini e ragazzi che sono stati e sono studenti nelle scuole dove ho lavorato e in questa scuola.

La gioia più grande: vederli crescere, sbocciare a se stessi, prendere in mano i propri talenti, aprirsi e metterli in gioco per gli altri, “credere nella propria bellezza e unicità” e andare a portare Amore nel mondo, partire a testa alta consapevoli di sé stessi e della vita che li attende, scoprire di essere pensati e amati da un Padre più grande di me.

La più grande tristezza: chiudersi di fronte alle difficoltà della vita, non credere più in se stessi e nell’avventura stupenda che è la vita, buttare via i propri talenti e i propri sogni per prospettive di piccolo cabotaggio, farsi rinchiudere in degli schemi e dei copioni che fanno perdere la parte più bella di sé, farsi ingannare dalle false felicità di questo mondo consumista, giocare al ribasso, perdersi in amori falsi o tra cose che non riempiono mai il cuore, non “crederci” più in se stessi e nella possibilità di cambiare, non andare e non partire ma rimanere fermi e chiusi, rinchiudere Dio in un angolo distante del cielo o in un cassetto di ricordi di quando si era bambini, prendere e non dare, non pensare che l’Amore possa fare la differenza e che “io” possa essere protagonista di un mondo diverso e migliore.

Ho tanti volti nel cuore, a volte conosciuti proprio bene e altri che ripasso pregando e guardando anche solo l’annuario della nostra scuola (ho imparato a pregare così da un padre gesuita che mi è stato professore nella scuola dei gesuiti che ho frequentato: il pomeriggio lo vedevo prendere il registro di noi studenti e scorrere i nostri nomi, pensando a noi e alle nostre persone, pregando per noi e le nostre vite).

In questa festa del papà e che un po’ arbitrariamente oggi vivo come festa del Padre Rettore, volevo dire che vi penso con una speciale tenerezza e che vi porto nel cuore e nella preghiera.

Penso ai bambini e ai ragazzi, penso ai docenti e ai collaboratori tutti, penso alle famiglie, ai papà e alle mamme, ai nonni e alle nonne… vi penso con una speciale tenerezza consapevole che questo è un tempo difficile in cui non si possono sprecare parole e come Padre occorre prima di tutto essere vicini perché come ci ha ricordato Papa Francesco, un grande padre dei nostri giorni , “In questi giorni difficili possiamo ritrovare i piccoli gesti concreti di vicinanza e concretezza verso le persone che sono a noi più vicine.

Se viviamo questi giorni così, non saranno sprecati”.  Buona festa di San Giuseppe, buona festa del papà a tutti!

 

Il Padre Rettore (ore Direttore Generale, ma sempre Padre).

           Padre  Vitangelo Carlo Maria Denora sj

 

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